domenica 28 febbraio 2016

Spontanea

Se per caso mi trascino è triste anche il caso e la pioggia non aiuta, ché con le sue pozzanghere infanga e sfrangia e logora gli estremi delle mie vesti nuove.
Le scarpe slittano sui gradini bagnati, si presentano i lividi che imprecano e si lamentano le articolazioni sfregiate; bruciano le carni, ma soffrono anche le gocce di acqua che evapora a contatto con le pelli in fiamme. Squadro il cielo.
Rossa in viso e indignata provoco con fare offensivo il clima, liberando la colpa fuori dalla mia area, vaporosa l'aura d'umano emano e mi privo del dovere di profumare di fiori di campo, della freschezza delle erbe aromatiche; mi nego il diritto di bisbigliare come gli insetti al vento, di fissare il vuoto, d'amar il lieto che avvicina me e natura. Piove l'amara convinzione di non provar paura.