Brutto schiaffo di ceramiche dai tetti di amianto, scarichi nel secchia le offese alla natura.
Sei ben vestita, mal pensante, di bocca buona al ristorante ma al viandante non domandi curiosa, aspetti d'udire ancora l'accento mescolato al vino rosso di una terra straniera, che non è né bassa né montagna.
Roteglia sei la stessa di ogni altro dove, ma ti conosco troppo bene, ti piace fingere una singolarità immediata, sipario di un cocaparty nella sacrestia di una banca.
Le tue genti sono comuni quanto le Marlboro in tutti i comuni del mondo, globalizzata e dai rinfreschi a base di traminer nell'afa di ogni sera. Quando piove spero che nascano nuovi frutti dai tuoi alberi secolari, nuovi scolari dalle larghe vedute, ma non faccio in tempo e infatti, le belle genti si son già perse all'orizzonte.
Caro paesello, un po' mi fai paura, poiché non sempre mi è bastato dire che non mi importava del vociare costante delle vecchie demonizzati, anche se "Dio è morto", perché nessuno se ne da conto.
Ho citato Nietzsche anche dietro alla chiesa e l'hanno biffato senza il minimo rispetto, chiamandolo vandalismo coloro che di schiaffi morali sono gli esperti.
Tra qualche giorno sarà l'ora di perdersi in bacco ai Giochi d'Estate, voglio contribuire al vostro e nostro divertimento, è l'opportunità per il ricongiungimento degli animi nostri affini.
Perché dopotutto il mio compito è quello di mantenere alto lo spirito, esser felice nel veder felici gli altri, altrimenti non avrei ragione di restare qui per lavorare e depauperare me stessa, odiandoti di un odio pure meschino e ipocrita, sarebbe controproducente.
Festeggiamo dunque questa nuova unione, cara e vecchia Roteglia, prima che tutto finisca di nuovo, prima che io finga di morirti dentro.